Prima d’amarti

Prima d’amarti, amore, nulla era mio:

vacillai per le strade e per le cose:

nulla contava né aveva nome:

il mondo era dell’aria che attendeva.

 

Io conobbi saloni di cenere,

galleria abitate dalla luna,

hangars crudeli che c’accomiatavano,

domande che insistevano sull’arena.

 

Tutto era vuoto, morto e muto,

caduto, abbandonato, decaduto,

tutto era inalienabilmente estraneo,

 

tutto era degli altri e di nessuno,

finché la tua bellezza e povertà

riempirono l’autunno di regali

Pablo Neruda

La notte.

La stanza era povera e volgare

nascosta sopra una taverna infima.

Dalla finestra si vedeva il vicolo

stretto e sporco. Da sotto

venivano le voci di operai

che giocavano a carte, si divertivano anche.

E là, su un lettuccio da poco prezzo

ebbi il corpo dell’amore, ebbi le labbra

voluttuose e rosee dell’ebbrezza

rosee di una tale ebbrezza, che anche ora

che scrivo, dopo tanti anni!

m’inebrio nella mia casa deserta.

Constantinos Kavafis

Bellezza.

Bellezza

Ti do me stessa,

le mie notti insonni,

i lunghi sorsi

di cielo e stelle  bevuti

sulle montagne,

la brezza dei mari percorsi

verso albe remote.

Ti do me stessa,

il sole vergine dei miei mattini

su favolose rive

tra superstiti colonne

e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,

i meriggi

sul ciglio delle cascate,

i tramonti

ai piedi delle statue, sulle colline,

fra tronchi di cipressi animati

di nidi

E tu accogli la mia meraviglia

di creatura,

il mio tremito di stelo

vivo nel cerchio

degli orizzonti,

piegato al vento

limpido della bellezza:

e tu lascia ch’io guardi questi occhi

che Dio ti ha dati,

così densi di cielo

profondi come secoli di luce

inabissati al di là

delle vette

Antonia Pozzi

Dopo la tristezza

Dopo la tristezza

Questo pane ha il sapore d’un ricordo,

mangiato in questa povera osteria,

dov’è più abbandonato e ingombro il porto.

E della birra mi godo l’amaro,

seduto del ritorno a mezza via,

in faccia ai monti annuvolati e al faro.

L’anima mia che una sua pena ha vinta,

con occhi nuovi nell’antica sera

guarda una pilota con la moglie incinta;

e un bastimento, di che il vecchio legno

luccica al sole, e con la ciminiera

lunga quanto i due alberi, è un disegno

fanciullesco, che ho fatto or son vent’anni.

E chi mi avrebbe detto la mia vita

così bella, con tanti dolci affanni,

e tanta beatitudine romita!

Umberto Saba

 

Umberto Saba è stato uno dei poeti più importanti del Novecento italiano, capace di raccontare il quotidiano attraverso una lingua semplice e concreta

L’azzurro è voce di dentro.

Foto di Peter Lindbergh

L’azzurro è voce di dentro,

mi fa aggrappare all’esistere

in una carezza lasciata cadere verso una meta.

Voglio aprire il mio cuore

come bandiera si ravviva ad alito di vento

e sentire il mio respiro leggero più dell’aria.

Voglio volar via dalla tristezza

sorretto dalla fantasia

contro le aritmiche forme della vita.

Baldo Bruno

Resurrezione.

Immagini di Tony Alonzo

Anche i macigni vengono rimossi dai sepolcri

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni

che ci opprimono, ogni giorno:

Pasqua è la festa dei macigni rotolati.

E’ la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto,

videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Ognuno di noi ha il suo macigno.

Una pietra enorme messa al imboccatura dell’anima

che non lascia filtrare l’ossigeno,

che opprime in una morsa di gelo;

che blocca ogni lama di luce,

che impedisce la comunicazione con l’altro.

E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia,

dell’odio, della disperazione del peccato.

Siamo tombe alienate.

Ognuno con il suo sigillo di morte.

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,

la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi

e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro,

si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto,

si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo”.

Don Tonino Bello

 Vi auguro e mi auguro che tutti i macigni che ci opprimono  in questo momento si dissolvano al più presto.

Serena Pasqua a tutti voi.

Prenditi cura di te.

Artista Vladimir Volegov

“Sii più tollerante con te stesso.

Abbi più pazienza.

 Regalati più tempo. Amati.

Perdonati. Apprezzati. Coccolati.

 Prenditi cura di te.

Non avere più’ paura

 di deludere gli altri.

 Tu sei come sei tu,

 e ne hai tutti i diritti.

Sii orgoglioso di te.

Sei la cosa più bella

 e preziosa che c’è al mondo.

 Alla fine trasmetterai agli altri

 quello che senti per te.

Il tuo amore per te si trasforma

 in un prezioso dono per gli altri…”

Gustav Birth

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

Che trema nella notte

Stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Essi sono altrove molto più lontano della notte

Molto più in alto del giorno

Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prevert

Buon S. Valentino

Voglio fare un regalo alla Befana

La Befana, cara vecchietta,

va all’antica, senza fretta.

Non prende mica l’aeroplano

per volare dal monte al piano,

si fida soltanto, la cara vecchina,

della sua scopa di saggina:

è così che poi succede

che la Befana… non si vede!

Ha fatto tardi fra i nuvoloni,

e molti restano senza doni!

Io quasi, nel mio buon cuore,

vorrei regalarle un micromotore,

perché arrivi dappertutto

col tempo bello o col tempo brutto…

Un po’ di progresso e di velocità

per dare a tutti la felicità!

Gianni Rodari

Sonetto 18

Dovrei paragonarti ad un giorno d’estate?

Tu sei ben più raggiante e mite:

venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio

e il corso dell’estate ha vita troppo breve:

talvolta troppo cocente splende l’occhio del cielo

e spesso il suo volto d’oro si rabbuia

e ogni bello talvolta da beltà si stacca,

spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.

Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire

né perdere possesso del bello che tu hai;

né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,

perché al tempo contrasterai la tua eternità:

finché ci sarà un respiro od occhi per vedere

questi versi avranno luce e ti daranno vita.

William Shakespeare

Sonetto 116

Non sia mai ch’io ponga impedimenti

 all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore

 se muta quando scopre un mutamento

 o tende a svanire quando l’altro s’allontana.

 Oh no! Amore è un faro sempre fisso

 che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;

 è la stella-guida di ogni sperduta barca,

 il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

 Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote

 dovran cadere sotto la sua curva lama;

 Amore non muta in poche ore o settimane,

 ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:

 se questo è errore e mi sarà provato,

io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

William Shakespeare

Per amarti

Per amarti, ho ceduto

il mio cuore al destino.

Non potrai più liberarti

non potrò più liberarmi!

dal destino dell’amore!

.

Non lo penso, non lo senti;

io e tu siamo tu ed io,

come il mare e come il cielo

sono cielo e mare, senza amore

.

Come la brezza, mi ricordi

il vento

come il ruscello, mi ricordi

il mare

come la vita, mi ricordi

il cielo;

come la morte, mi ricordi

la terra.

.

Juan Ramón Jiménez

Mi hanno detto

Mi hanno detto, cara Befana,

che tu riempi la calza di lana,

che tutti i bimbi, se stanno buoni,

da te ricevono ricchi doni.

Io buono sono sempre stato,

ma un dono mai me l’hai portato.

Anche quest’anno nel calendario

tu passi proprio in perfetto orario,

ma ho paura, poveretto,

che tu viaggi in treno diretto:

un treno che salta tante stazioni

dove ci sono bimbi buoni.

Io questa lettera ti ho mandato

per farti prendere l’accelerato!

O cara Befana, prendi un trenino

che fermi a casa d’ogni bambino,

che fermi alle case dei poveretti

Gianni Rodari

Sei tu.

Sei tu

Mi spingi oltre i miei limiti

e sento di vivere appieno la mia stessa vita,

in te ho incontrato me stesso

e ho guardato oltre,

oltre ogni inimmaginabile limite.

Ho guardato nel profondo dei tuoi occhi

cercando di comprenderti

ma, ho visto tutto quello che di me

mai avrei voluto vedere.

Ho visto la mia fragilità e la mia insicurezza

i miei sensi di colpa e i miei complessi

le mie paure e la mia insofferenza

ho visto le mie tenebre e i miei demoni

allora, ho guardato ancora oltre

e nel profondo del mio cuore, un mare in tempesta,

un oceano immenso dove tuffarsi e perdersi

e lì nel profondo della mia anima ho compreso!

Ho provato piacere e orgoglio

nel capire quello che oggi provo

nel sapere chi oggi sono veramente

adesso so che amo le cose belle

so che amo tutto quello che la vita mi offre

e una di quelle sei tu.

Paulo Coelho

Se tu non parli

Se tu non parli

Riempirò il mio cuore del tuo silenzio

E lo sopporterò.

Resterò qui fermo ad aspettare

Come la notte

Nella sua veglia stellata

Con il capo chino a terra

Paziente.

Ma arriverà il mattino

Le ombre della notte svaniranno

E la tua voce

In rivoli dorati inonderà il cielo.

Allora le tue parole

Nel canto

Prenderanno ali

Da tutti i miei nidi di uccelli

E le tue melodie

Spunteranno come fiori

Su tutti gli alberi della mia foresta

 

Rabindranath Tagore

Vieni con me

Vieni con me!

Devi affrettarti però –

sette lunghe miglia

io faccio ad ogni passo.

Dietro il bosco ed il colle

aspetta il mio cavallo rosso.

Vieni con me! Afferro le redini –

vieni con me nel mio castello rosso.

Lì crescono alberi blu

con mele d’oro,

là sogniamo sogni d’argento,

che nessun altro può sognare.

Là dormono rari piaceri,

che nessuno finora ha assaggiato,

sotto gli allori baci purpurei –

Vieni con me per boschi e colli!

tieniti forte! Afferro le redini,

e tremando il mio cavallo ti rapisce.

Hermann Hesse

2 Novembre

In verità non esiste l’addio.

Se si riferisce a persone che furono una cosa sola,

è una parola senza senso

poichè nel mondo reale dello spirito vi sono solo incontri,

mai delle separazioni

e perchè il ricordo dell’essere amato

cresce nell’anima con la distanza

come l’eco tra le montagne, al crepuscolo.

K. Gibran

 

 

La Madre

E il cuore quando d’un ultimo battito

avrà fatto cadere il muro d’ombra

per condurmi, Madre, sino al Signore,

come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,

Sarai una statua davanti all’eterno,

come già ti vedeva

quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,

come quando spirasti

dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,

ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,

e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti

 

 

Auguri Mamma 

Ripenso il tuo sorriso

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Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida

scorta per avventura tra le petraie d’un greto,

esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;

e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,

se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,

o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua

e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie

sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,

e che il tuo aspetto si insinua nella mia memoria grigia

schietto come la cima di una giovinetta palma…

Eugenio Montale

 

 

 

La “Speranza”

speranza

La “Speranza” è quella cosa piumata

che si viene a posare sull’anima

Canta melodie senza parole

e non smette mai

 

E la senti  dolcissima  nel vento

E dura deve essere la tempesta

capace di intimidire il piccolo uccello

che ha dato calore a tanti

 

Io l’ho sentito nel paese più gelido

e sui mari più alieni

Eppure mai, nemmeno allo stremo,

ho chiesto una briciola  di me.

Emily-Dickinson

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dove la luce.

dove-la-luce

Come allodola ondosa

Nel vento lieto sui giovani prati,

Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,

E del mare e del cielo,

E del mio sangue rapido alla guerra,

Di passi d’ombre memori

Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,

Sogni e crucci passati ad altre rive,

Dov’è posata sera,

Vieni ti porterò

Alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’età,

Nel suo perduto nimbo

Sarà nostro lenzuolo

 

UNGARETTI